La Storia
Le Radici di un Vino: la Storia di un Fondo, una Famiglia, una Rinascita
Il fondo in località Contrada Boscariello, nel comune di Ottaviano, misura circa 1,5 ettari. Un lembo di terra ereditato da Giovanni, figlio di una grande famiglia terriera che ha segnato la storia agricola del quartiere di Costantinopoli, a Somma Vesuviana.
La proprietà era parte dell’eredità di Enrico e Rosa, capostipiti di una schiera di otto figli — Giuseppe, Domenico, Luigi, Elena, Cesare, Giuseppina, Pasquale e Giovanni — conosciuti in paese con l’appellativo dialettale di “‘E Putcar”, i Bottegai. Una famiglia unita, operosa, legata alla terra.
Fino al 1990, il fondo fu coltivato dal colono Minicuccio, figura semplice e autentica, che ogni anno scendeva dal monte per offrire al proprietario un dono rituale: “a’nferta” — 10/15 litri di vino, nocciole e castagne — in cambio dell’utilizzo del terreno. Con voce incerta, segnata da una lieve balbuzie, Minicuccio ripeteva sempre la stessa litania: stanchezza e assenza di guadagno.
Quando giunse la notizia dell’assegnazione esclusiva del fondo, in casa Giovanni si respirò una silenziosa euforia. Dopo anni di attesa, la proprietà era finalmente solo sua. Ma ben presto si rese evidente che da quella terra non si poteva ricavare reddito.
Fu allora che Giovanni cominciò a usarla come rifugio conviviale, organizzando scampagnate con amici e familiari, con la speranza che uno dei suoi tre figli — Enrico, Salvatore o Giuseppe — si affezionasse a quel luogo così caro.
Durante le faticose raccolte estive delle nocciole, l’afa, la polvere e la lentezza della campagna spegnevano presto l’entusiasmo. I sospiri dei figli si mescolavano ai rimproveri di un padre che non si arrendeva.
Il culmine si raggiunse con la generazione successiva, quando la piccola Francesca, in equilibrio incerto sul terreno lavico, sollevò appena una nocciola e dichiarò con candore:
“Nonno, nonno, ma io mi sporco le mani!”
Quella frase, limpida e innocente, sembrò segnare la fine di un sogno.
Alla fine degli anni ‘90, Giovanni ricevette un’offerta importante da un vicino: 40 milioni di Lire per la vendita del fondo. Era tentato, ma alla prima opposizione del figlio, rinunciò.
Pochi anni dopo, durante una passeggiata in cerca di funghi, quel figlio notò un cartello appeso a un palo: “Vendesi”. Un segno silenzioso di ripensamento. Strappò il cartello, lo portò a casa e, con tono scherzoso, chiese:
“Quanto costa il terreno a Ottaviano?”
La reazione fu istantanea: insulti affettuosi, ma anche tristezza. Giovanni capì che forse quel terreno sarebbe rimasto incolto, destinato a diventare un bosco come tanti.
Il 1° gennaio 2012, Giovanni si spense. Tre mesi di sofferenza segnarono la fine di un’epoca, ma anche l’inizio di una sfida personale.
Il figlio — oggi anima del progetto APOTHEKE — decise che quel fondo non sarebbe stato abbandonato.
Il fondo di Ottaviano doveva rinascere.
La scintilla? Alcuni versi, potenti e profondi, di un teologo contemporaneo. Parole che diventarono bussola emotiva per custodire e rievocare quei profumi, quei sapori, e quelle emozioni d’infanzia che oggi si ritrovano in ogni sorso di APOTHEKE Vesuvio.

